Palle girate e altre storie. Cose curiose della grande guerra

Un libro che fa emergere aneddoti e storie delle Grande Guerra.

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Dettagli del libro

Titolo

Palle girate e altre storie

Autore

Michele D'Andrea

Editore

Azzurra Publishing

Pagine

112

Piccole grandi storie sopravvissute all’oblio del tempo
Palle girate e altre storie è tra i libri più curiosi e originali che gli amanti della Storia e della lettura possano incontrare. Non un romanzo, non un saggio, ma una raccolta di immagini e racconti, più o meno noti, alcuni davvero inediti e sconosciuti, dove perdersi e ritrovarsi tra episodi di lotta, morte e speranza. Come affrontare allora un libro così unico nel suo genere? A piccoli sorsi, giorno dopo giorno, senza seguire volendo l’ordine in cui sono stati esposti. Posso, nel frattempo, raccontarvi come l’ho vissuto io, Palle girate e altre storie.
Dapprima una sfogliata veloce alle pagine e subito l’attenzione cade su alcune immagini, che per ogni lettore saranno differenti, poiché accendono parti differenti del nostro sentire, vedere, provare. Poi, il giorno dopo una nuova sfogliata, più cauta, attenta, accanto alla tazza del tè che andava freddandosi sul ripiano della finestra accanto alla poltrona. Perché a dispetto del titolo è giusto dire che le storie non sono mai tutte ironiche, anzi, sono storie d’umanità, di miseria, di coraggio, di orrore, di amore, di valore, di vigliaccheria.
Palle girate e altre storie inizia con una storia di delicatezza e speranza legata ad una strana forma di resistenza, la storia di un gelso che in quella conca di San Martino del Carso proprio non voleva morire. Nonostante cannonate e fuoco per chilometri, niente lui proprio non mollava, annerito, bruciato continuava a fiorire, a portare vita in quei rami che tutti avrebbero detto morti. Prosegue con volti e ancora volti di uomini e donne, visi scarni, corpi impettiti nell’attimo della foto, orgogliosi. Ma anche con volti freddi, immobili non nello scatto ma nella morte. E termina con una cartolina, quella di un padre disperato. Termina con un messaggio sospeso nella storia, diretto a noi, che lo possiamo leggere e accogliere, come non fece chi invece l’avrebbe dovuto accogliere e compiacersi di quell’affetto, che non si affievoliva nei mesi di lontananza.
Quindi, cari lettori e lettrici, iniziate questa lettura con spirito d’avventura, di nostalgia forse, senza dimenticare il viaggio delle nostre vite, che si lega alle vite dei volti che incontrerete nelle pagine, che ora non sono più volti, ma sono pensieri e ricordi vivi più che mai.
Buona lettura a tutti!
Gabriella Bardaro
Una che legge