L’uomo verticale

Leonardo, scrittore e professore universitario, dopo lo scandalo che ha distrutto la sua vita familiare e la sua carriera letteraria, si è ritirato nel piccolo paese natale dove conduce un'esistenza ritirata e solitaria. I tempi in cui era un padre felice, le sue lezioni affollate e le sue letture che riempivano i teatri, sono lontani: Leonardo da sette anni non scrive e non ha notizie della moglie e della figlia. Ma non è solo la sua vita ad aver subito un tracollo. Nel paese dilaga la barbarie. Rapine, sopraffazioni, omicidi, bande. L'esercito che tutti pensavano impegnato a bloccare l'invasione degli “esterni” è allo sbando. La gente ha paura e si arma: nascono ronde e corpi armati per difendere le frontiere, le città, le case. I telefoni smettono di funzionare, la televisione di fornire notizie, le banche di erogare denaro. L'ondata di violenza giunge anche fra le colline dove Leonardo ha cercato rifugio, costringendolo a fare i conti con il nuovo mondo e la sua spietatezza. Unica via di scampo sembra essere la fuga a occidente. Inizia così un viaggio pieno di insidie, avventure, drammi che porterà il protagonista a sperimentare sulla sua pelle l'evoluzione dell'odio, del coraggio e del male. Davide Longo, tra le voci più importanti della nuova narrativa, scrive un romanzo sul nostro paese senza mai nominarlo, un luogo dove l'odio comanda, unisce e divide gli uomini ridotti a distruggersi e umiliarsi per sopravvivere.

Dettagli del libro

Titolo

L’uomo verticale

Autore

Davide Longo

Editore

Fandago Libri

Pagine

396

Autore

Davide Longo

Davide Longo vive a Torino dove si occupa di scrittura e lettura. Insegna presso la scuola Holden, è editor, il suo primo libro, Irgalem, è pubblicato nel 2001 da Marcos Y Marcos. Organizza work shop residenziali di lettura, scrittura, editing e non solo.

Davide Longo è uno scrittore italiano. Vive a Torino dove insegna scrittura presso la Scuola Holden. I suoi libri sono tradotti in molti paesi.


L’uomo verticale: un libro necessario.

L’autore ci presenta un futuro terribile e angosciante , un paesaggio apocalittico la cui causa non è un disastro nucleare, una invasione aliena o una distruzione ambientale ma la progressiva quanto ineluttabile perdita di civiltà, di rispetto delle regole di convivenza che in un futuro non troppo lontano da noi , anzi in un mondo ampiamente riconoscibile, ha portato alla catastrofe umana.
Si avverte il tema dell’immigrazione e dei cosiddetti “esterni “, quanto mai attuale e problematico.
Si intravede lo sfacelo di una economia le cui gambe erano di una fragilità sorprendente.
Ci vengono proposti crolli di strutture e modi di essere (mezzi di informazione , telefoni) la cui solidità credevamo fuori discussione .
L’attenzione però è concentrata sul personaggio di Leonardo e sul suo percorso emotivo, spirituale, psicologico.
Ed è proprio attraverso Leonardo ed i suoi pensieri che Davide Longo ci illustra cosa sta accadendo a questo caro vecchio mondo.
Quasi come se l’importante non fosse stato l’antefatto  (perché siamo arrivati a questo punto?) quanto la reazione dell’essere umano alla situazione mutata.
Straordinaria la sapienza in cui vengono descritti i piccoli particolari che hanno concorso a sgretolare, granello dopo granello, la vita così come tutti siamo abituati a concepirla nella nostra opulenta e autoreferenziale società occidentale con i semi della violenza e dell’orrore già tutti presenti e in equilibrio così miracolosamente precario.
La lucida spietatezza con cui l’autore descrive lo sgretolarsi del mondo civile lascia un profondo disagio: è possibile che tutto venga travolto nel caos senza un argine a difesa?
Esistono ancora uomini che non si lasciano abbruttire dallo sfacelo ma che reagiscono con i valori della cultura e dell’umanità ?
Leonardo parlando dei membri più o meno giovani della banda che lo tiene prigioniero dice di loro: “non hanno filtri tra la voglia di fare e il fare”.
Ed è proprio l’assenza di filtri culturali ai propri appetiti, (quando la pietà è insultata come buonismo e la correttezza è vituperata in quanto  noiosa) che può spalancare la porta alla barbarie .
Davide Longo tratteggia la fine dell’Italia , la fine della società civile , la fine del sentirsi umani e del provare amore .
Possiamo riconoscere le Langhe e probabilmente Genova  senza che mai si faccia un riferimento geografico preciso.
Personaggi che si muovono fuori dai luoghi e fuori dal tempo.
Ciò che scandisce la loro vita è la necessità di difendersi dalle aggressioni degli esterni, di sopravvivere con quel poco che rimane dimenticando gli agi a cui la società dei consumi ci ha abituati .
Questo dire e non dire , questo descrivere senza precisare, questo porgerci la realtà tramite un incubo è semplicemente magico .
Così come magico se pur inquietante ed impreciso ed incerto e ‘ il modo ” verticale ”  con il quale ci viene indicata una possibile , labile, fragile via d’uscita.
Gabriella Bardaro
Una che legge