L’intelligenza e’ un disturbo mentale

Emilio Rivolta è un uomo affetto da un disturbo dell’umore. Per l’esattezza è un bipolare di tipo due. Consapevole del suo stato, da anni affida pensieri ed esperienze a psichiatri e psicologi, più o meno dialoganti, con o senza barba. Terapie lunghe e strampalate, spesso poco efficaci, sempre costose. I tentativi di guarigione andati a vuoto non si contano, come le diagnosi sbagliate. In una Stanza degli Aghi, nel reparto ospedaliero dove si muovono come angeli una squadra di neuropsichiatri, gli Alchimisti, Emilio trova gocce di sollievo e una persona che viene dal passato. Lasciata la Citta Piccola dell’infanzia per la Città Grande, dove lavora con scarso entusiasmo come giornalista freelance ed è stato abbandonato da una donna incapace di accettare il suo disturbo, Emilio si inserisce in un Gruppo di Autoaiuto. In mezzo a “fratelli di sangue” si sente a suo agio, stringe legami e, stanco di specialisti inutili e costosi, si dà alla terapia della parola con donne di night club e prostitute. Convinto che il suo metodo possa far bene anche ad altri, lo diffonde, fa proseliti. I giorni di Emilio sono scanditi da crolli, riabilitazioni, ricadute e ancora risalite, euforia e abisso. Ogni mattino, al risveglio, la vita gli entra sotto la pelle, forte, intensa, scioccante. Ed ecco che forse il Male di Vivere alla fine è solo una maledetta forma di intelligenza, un orientamento per chi si sente sballottato fra spirito e materia, fra il desiderio della luce e l’oscura realtà del mondo.

Dettagli del libro

Titolo

L’intelligenza è un disturbo mentale

Autore

Paolo Bianchi

Editore

Cairo Editore

Pagine

180

Autore

Paolo Bianchi

Paolo Bianchi, giornalista professionista , ha scritto migliaia di articoli su quotidiani e riviste .
A partire dal 1997 ha pubblicato una decina di libri fra saggi e romanzi.

Questo libro e’ essenziale .
Non ha fronzoli e’ schietto e sincero , non è  edulcorato,  lascia poco spazio all’immaginazione , non ci porta a spasso in luoghi lontani .
Invita e  quasi obbliga ad un rapporto con la  realta ‘ e con la propria anima .
Il Male di Vivere raccontato in maniera  mai complicata ne ‘ confusa ma piuttosto semplice
Così semplice da diventare disarmante .
Dove siamo quando stiamo male ?
In quale luogo ci obbliga il dolore ?

Emilio Rivolta e’ un giornalista , uomo gradevole e interessante affetto da un  disturbo  dell’umore bipolare di tipo due .
Questo significa , detto male , che trascorre periodi in cui non c’è.
E quando non c’è la vita si interrompe , e’ black out ,e’ tutto buio per poi lentamente ricominciare .Con i suoi sintomi  Emilio convive , come accade a molti, alcuni  giorni molto bene ed altri  molto male , seduto su una eterna altalena  e da li attraversa il mondo.
Un mondo  abitato da chi la malattia la cura , chi la osserva , chi la riconosce ,,chi fugge via impaurito .
Emilio vive da solo , forse per scelta obbligata a causa dei suoi sbalzi di umore difficili da gestire  anche in una relazione  di amore .
Non ha una donna accanto, forse una e’ fuggita forse un’altra poteva essere e non e’ stata :difficile corteggiare portando in dote una accattivante personalità  e molta intelligenza ma anche un tono umorale che  rischia  di funzionare ad intermittenza come una lampadina difettosa .
C’è però un passato che ritorna a testimoniare che la sofferenza può unire più dell’amore , rende complici e forse molto altro ma questo , se sarà , lo dedurra’ chi legge .
Questo libro è  coraggioso .
Paolo Bianchi racconta una realtà che a volte preferiamo non vedere e comunque che quasi mai ci incuriosisce e spesso ci spaventa .
Ci racconta  la sofferenza dell’anima, ci propone di  considerarla parte di noi senza odiarla troppo , accettandola con  la benevolenza di chi ha il maledetto privilegio di poterla sentire .
Ci racconta la realtà : persone comuni ma non troppo , che per un periodo della loro vita lungo o breve o eterno non si sa attraversano un tunnel , dove un sintomo impedisce loro di  vivere la quotidianità .
Ed ecco allora la cura : i day Hospital salvifici,  i  gruppi di auto aiuto , ‘le terapie farmacologiche .
La racconta con la naturalezza e la sfacciata ironia di.chi queste cose le sa correndo il rischio di uscire allo scoperto .
Questo libro e’ schietto come un si è come un no .
Non lascia troppo spazio ai forse ne ‘  all’immaginazione , racconta le situazioni e gli stati d’animo così come sono .
Forse il tentativo e’ rispondere alla domanda : chi è  felice lo e’ perché non e’ in grado di vedere la propria infelicità ?

Questo libro e’ provocatorio , mette il lettore difronte alla sofferenza e dopo averlo letto possiamo decidere di farlo nostro oppure no.
Dopo averlo letto siamo un po’ diversi e, se l’autore me lo consente , migliori .
Gli occhi aperti per vedere le cose e riconoscerle e chiamarle con il loro nome Gli occhi chiusi per ascoltare il nostro respiro nel tentativo si salvarci ancora una volta .
I personaggi non sono mai secondari , ognuno e’ li non a caso quasi ad incarnare un modo di esistere .
Uno su tutti il padre di Emilio : un padre che ha solo poche essenziali parole , come i padri di una volta .
Allinea le posate e mangia in silenzio : a volte sospira e in quel sospiro c’è tutto .
Non e’ però assente :
interviene quando deve quasi a sancire la sua figura di uomo che risana le ingiustizie  nei confronti di Emilio bambino, salvo poi ricordargli  “guarda che non ti posso difendere sempre “.
Questa frase , da sola , racconta un intero rapporto tra genitore e figlio : io ci sono ma so che tu ce la puoi fare .

Questo libro ha un titolo che racchiude in sé la filosofia dello stare al mondo .
Mi viene in mente una poesia di Alda Merini ” a pelle si sentono cose a cui le parole non sanno dare nome “.
Paolo Bianchi un nome  a queste ” cose” lo ha dato o per lo meno ci ha provato .
Grazie per questo libro