mari

Leggenda Privata

Il libro è per dichiarato intento dell’autore una autobiografia .
L’autore “gioca” con questo dato immaginando di scrivere la propria biografia obbedendo ad un ordine pervenuto da esseri orribili che altro non sono se non i mostri della sua mente , anima o altri organi che dir si voglia .

Categoria:

Dettagli del libro

Titolo

Leggenda Privata

Autore

Michele Mari

Pagine

171

Editore

Einaudi

Autore

Michele Mari

Michele Mari è nato a Milano il 26 dicembre 1956.
Figlio del desiner Enzo Mari e della disegnatrice Iela Mari, insegna letteratura italiana alla università statale di Milano .
Il suo primo testo narrativo ( l'incubo nel treno 1964) è nato come regalo di Natale per suo padre .
Con "Leggenda Privata " vince numerosi premi letterari tra cui il Premio Vitaliano Brancati 2018.

Caro mostro ti scrivo ….
Una specie di “stile respingente” vivo e presente soprattutto nelle prime pagine del libro .
Viene quasi da chiedersi se con le prime pagine di ” Leggenda Privata “, così immaginifiche e a tratti baroccamente manierate,  Michele Mari abbia voluto creare una soglia oltre la quale il lettore disattento ed impaziente potrebbe non spingersi.
Quasi una ultima difesa prima di provvedere a disvelare se stesso con il resto del romanzo .
Una autobiografia con lo stratagemma geniale di individuare nel gruppo dei propri mostri personali ( che forse sarebbe meglio chiamare fantasmi infantili ) i “committenti “:una autobiografia che riesce a diventare un genere per fare i conti con paure e angosce di antica data.
Non a caso il romanzo termina con la ragazzina dell’adolescenza che , diventata donna con un nome ed una voce , si incarica di mettere a posto le cose nel passato dell’autore .
“Ci parlo io con loro ” , riferendosi ai mostri dell’autore , tu hai fatto abbastanza .
“Credi?”
“Direi proprio di si”.
Così il libro finisce , assumendo una funzione quasi psicoanalitica di definito superamento delle catene che le diverse età trascorse hanno lasciato come fardello pesantissimo .
In qualche modo il libro vive due fasi .
Quella iniziale dura e difficile e quella successiva , che con uno stile in un certo senso rasserenato corre verso un finale quasi ottimistico .
I personaggi e  la trama fanno indubbiamente da sfondo allo stile .
Ragazzine che inducono turbamenti ,padri autoritari senza autorevolezza ,madri che piano piano evaporano correndo dietro ai propri fantasmi ,parenti vari che , ciascuno a modo suo ,si ostinano a voler plasmare secondo i propri desideri i bambini di famiglia .
Una madre che è stata amica di Buzzati , ha passato pomeriggi interi al bar Jamaica con Gaber e Jannacci, ha scalato montagne con Bonatti.
Frequentazioni che non sembrano mai essere determinanti per lo sviluppo della vita dell’autore .
Un romanzo il cui schema narrativo è spesso più importante dei fatti stessi .
È  l’autore medesimo infatti che dice ” il mio lievito romanzesco è nella forma,  non nei fatti “.
Quasi a voler dimostrare che la realtà non è nei fatti ma nella letteratura che se ne occupa , cosi’ come i personaggi reali della autobiografia non sono i nonni,  i genitori , le ragazzine bensì i mostri che tutto questo ha generato nella mente.
Gabriella Bardaro
Una che legge