La colpa

Matteo Di Girolamo, affermato architetto milanese, sparisce all'improvviso senza lasciare tracce. Di lui non si hanno più notizie sino a quando, trent'anni dopo, il figlio maggiore Fabio riceve una telefonata dai Frati Minori di Acireale che gli comunicano di avere informazioni riguardanti il padre. Seppur scettico, si reca all'incontro, durante il quale apprende fatti che lo turbano profondamente e lo obbligano a fare i conti con un passato che riteneva ormai disperso e scolorito dagli anni. Un poco alla volta Fabio è costretto a ricomporre un'immagine del padre del tutto diversa da quella che aveva da bambino. Ma il “viaggio” che compie nella rielaborazione del dolore per l'abbandono, si rivela anche liberatorio dei sensi di colpa che padre e figlio avevano nutrito per anni, l'uno nei confronti dell'altro. La smagliatura aperta decenni prima, finirà per suturarsi e provocare in Fabio anche un sostanziale ripensamento del suo percorso di vita.

Dettagli del libro

Titolo

La colpa

Autore

Raffaele Mangano

Editore

Fausto Luperini Editore

Pagine

200

Autore

Raffaele Mangano

Raffaele Mangano è un giornalista. Durante la sua carriera ha diretto periodici e condotto trasmissioni televisive. Dal 2015 è direttore artistico del Premio Brancati

Siamo tutti figli di un padre che non c’è

Padri e figli: un legame fondamentale, centrale, spesso difficile e fonte di incomprensioni e sofferenze.
Raffaele Mangano sceglie , per entrare in medias res, la situazione più estrema possibile: un padre che scompare e diventa irrintracciabile per poi ricomparire, potremmo dire suo malgrado, con rinnovata potenza e prepotenza.
Un genitore che si è reso colpevole del peggior delitto, l’assenza perpetua, e che proprio per questo il figlio ha provato a liquidare, a dimenticare, a seppellire anzi tempo.
Questa fase sopprimente rispetto al padre da parte di Fabio (il protagonista del romanzo) dimostra però tutta la sua debolezza e fragilità ,perché basta una telefonata per mandare in pezzi l’intera costruzione psicologica che aveva retto per trent’anni.
Da qui una rinnovata fatica volta a ridefinire una figura, un ruolo, una identità personale: una completa ridefinizione dei contorni di una personalità di un uomo in fondo sconosciuto, raccontato dagli altri.
Ma il significato e la personalità del libro non terminano qui , anzi proprio da questo elemento prendono l’avvio.
L’impegno di Fabio a rincorrere il padre giunge addirittura nel giro di poche ore a ridiscutere la sua stessa vita e la dinamica che ad essa ha impresso.
Una esistenza di corsa , priva di momenti di riflessione e di ripensamenti.
L’idea che mi sono fatta di Fabio è quella di un uomo che trascorre la propria vita su un treno la cui velocità gli impedisce di decifrare i vari aspetti del paesaggio che il finestrino gli presenta.
Ha bisogno di un evento traumatico per essere obbligato a scendere in una stazione qualsiasi e li provare a guardare, pensare, riflettere, capire.
Mangano racconta una realtà complessa, stratificata, composita, in cui emerge la sua capacità nello spingere una trama con uno stile ed un lessico di grande ed efficace semplicità che solo chi ha il “mestiere di scrivere” ha capacità di donare al lettore.
Amerete il finale, in cui Mangano non dimentica quanto sia dovuta l’umana pietas per coloro che, semplicemente, non ce la fanno.
Un libro da leggere e da rileggere, per ritrovare dentro di noi le radici che troppe volte cerchiamo altrove.
Molti sono padri, ma tutti, in qualche modo, siamo figli.

Gabriella Bardaro
Una che legge