Vittorio NESSI

Due Lune sono troppe

Il pubblico ministero Bruno Ferretti indaga, a Torino, sull’omicidio rituale di un pakistano. Una luna nera incombe sulle indagini e sul pregiudizio tribale che trascinerà nella tragedia anche la moglie e il giovane figlio. Una catena inesorabile di tradizioni, di costumi e di miti lontani si abbatte su Ferretti, che diventa testimone di un terribile scenario, dove crolla l’idea stessa della legge e del diritto, quando mondi lontani si incontrano e si scontrano. Ma intanto, una luna bianca e lucente veglia su di lui e lo accompagna nell’incontro con una donna radiosa, ma dal passato enigmatico. Altre certezze vacillano, in Ferretti, ma sono terremoti interni, questa volta che squassano i ritmi di una vita ordinata, tranquilla e scoprono nervi sensibili, producono estasi e generano dolore, ma alludono alla felicità. La luna bianca e la luna nera osservano mute, inseparabili e opposte, il corso degli avvenimenti.

Categoria:

Dettagli del libro

Titolo

Due lune son troppe

Autore

Vittorio Nessi

Editore

Daniela Piazza Editore

Pagine

224

Autore

Vittorio Nessi

Vittorio Nessi e' un ex magistrato , Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica.
Vive a Como e lavora a Torino
"In fuga dalla legge " e' il suo secondo romanzo

Bruno Ferretti: un uomo allo specchio con qualche luna di troppo

Nel nuovo libro di Nessi, dunque, torna Ferretti.

Un magistrato tanto solitario quanto solo. Sfuggente rispetto ai cliches di moda che “pretendono” investigatori maledetti. Non beve smodatamente (una birra è tutto quanto, peraltro raramente, si concede), né si droga, non fuma nemmeno. Pone massima cura alla propria forma grazie a frequente attività fisica (jogging e bicicletta soprattutto). Mangia con moderazione e cena alle 19.00. Va a letto alle 22.30, per poi essere diligentemente e coscienziosamente in ufficio all’alba o prima (in dipendenza dalle stagioni). Il suo massimo trasgredire è andare in ferie da solo per isole greche semisconosciute con una piccola tenda.

Ferretti è indubitabilmente cuore e motore e anima e centro e principio e fine del libro di Nessi. Tutto il resto, e cioè trama, accadimenti, personaggi, scenari e quant’altro, vivono e “lavorano” unicamente in omaggio alla personalità di Ferretti.

“Dentro” Ferretti c’è tutto. La vita intera e le sue sfumature amare e gioiose.

A mio parere questa è la principale forza del romanzo di Nessi. Avere saputo “inscatolare” in un personaggio tutto sommato “normale” la vasta (vastissima?) gamma di sentimenti, sensazioni, paure, dolori, speranze e quant’altro si possa elencare tra gli aspetti della nostra misera vita umana.

La capacità di Nessi è quella di avere usato Ferretti per rappresentare ed illustrare pezzi della nostra vita. E, soprattutto, di averlo fatto senza mai indulgere in noiose descrizioni (fisiche o psicologiche) del personaggio medesimo, né proporci riflessioni  e pensieri del protagonista senza che questi siano collegati alla realtà. Infatti qui emerge il ruolo degli accadimenti. La vicenda (passata e recente) del padre, l’indagine nel quale si trova coinvolto, la sua semplice e solitaria vita, l’incontro e la relazione con la misteriosa Paula, la vacanza in Grecia con la giovane Douce France. Questi i diversi piani narrativi del romanzo che, si badi bene, solo all’apparenza paiono autonomi e slegati tra di loro.

Cosa li unifica? Beh, ovvio. Lui. Ferretti.

E’ proprio attraverso l’agire di Ferretti in rapporto alle diverse vicende della sua vita che lui stesso diventa una vera e propria metafora dell’esistenza nel suo complesso.

Lavoro, affetti, sentimenti. Certo. Ma anche solitudine, paura, dolori.

E poi il Fato. Maligno e benevolo insieme. Soprattutto imprevedibile e bizzarro.

Quel Fato che si trasforma in neve e che salva il padre in una buia notte sulle montagne albanesi e che, settant’anni dopo, riempie di umidità un traghetto greco e fa percorrere a Ferretti e Douce France un piccolissimo tratto di esistenza. E quel Fato che contribuisce a condannare un innocente bambino pachistano e che permette a Ferretti di incontrare e “re-incontrare” e infine perdere per sempre l’enigmatica Paula.

Ferretti è quasi sempre coperto da una sottile, epperò molto palpabile, vena di rassegnata malinconia. Rassegnazione e malinconia si coniugano in maniera indissolubile soprattutto nell’epilogo del rapporto tra Ferretti e Paula, allorquando il magistrato pare accettare quanto accade con la remissività di un agnello sacrificale.

Ferretti non si arrabbia mai, né si altera. Non porta la sua grande inquietudine ad un livello visibile per il mondo esterno. Persino la sua manifesta irritazione verso regole e comportamenti che dalla comunità pachistana si trasferiscono sul piano processuale dura lo spazio di un secondo. E financo di fronte alla barbarie che condanna a morte innocenti la sua reazione è improntata al fatalismo di chi sa che la propria personale impotenza è immensa.

Lo stesso atteggiamento attiene al Ferretti “privato”.

Sia i fatti (l’incontro con Douce France in Grecia, l’arrivo e la successiva scomparsa di Paula) che lo status complessivo della sua esistenza (una solitudine mai “scelta” ma piuttosto subita) vengono affrontati con una sorta di pacata rassegnazione. Quasi come se il Fato, e non invece noi stessi, fosse il benigno o crudele artefice del nostro futuro.

L’umanità che sprizza da Ferretti in virtù di questa sua orgogliosa e sapiente (direi quasi “saggia”) remissività è immensa. Enorme.

Mi rendo conto di avere sostanzialmente trascurato la parte “gialla” del libro, quella relativa all’omicidio con macabro rituale ed alle successive crudeltà maturate all’interno di visioni tribali arcaiche trasferite dal Pachistan nel nostro paese.

In effetti, se è vero che da Simenon in avanti la parte “noir” o “gialla” dei libri è una scusa per descrivere altro, il libro di Nessi si inscrive benissimo in questa tradizione. Ciò fa sì che i “pezzi” più pregevoli e coinvolgenti ed in grado di parlare all’anima dell’intero libro sono altri.

L’incontro con Paula, sicuramente. Laddove mistero e solitudini si mischiano con paure e speranze, generando un conflitto insanabile tra bellezza e durata nel tempo.

Così come anche la vacanza con Douce France, tanto appassionata e struggente e financo dolce, quanto inesorabilmente destinata sin da subito ad una risoluzione definitiva.

Le pagine più sapientemente toccanti del libro sono però quelle relative al padre di Ferretti.

La descrizione della vicenda di guerra, soprattutto. Dove ben si enuclea la visione trans-generazionale dei Ferretti. Il padre infatti va incontro alla morte certa ed alla successiva insperabile ed insperata salvezza con la stessa rassegnata tranquillità. Con la coscienza di non potere fare altro che quello che “si deve”. Che il Fato ci ha procurato.

Con una malinconia dolce. Direi “positiva”. La stessa malinconia che, di fronte alla morte del padre, colora l’evento finale della vita con la serena consapevolezza che tutto quello che si doveva fare è stato fatto.

Ultime considerazioni sullo “sfondo”. Essenzialmente sulla città e la neve.

La neve è una sorta di costante. Che accompagna il romanzo dalla notte albanese del padre di Ferretti, alle corse del figlio, alla notte nel quale viene consumato il delitto di stampo tribale, al momento nel quale Ferretti incontra Paula la prima volta.

In sostanza la neve come elemento di continuità, una specie di fondale nel quale si succedono gli accadimenti principe dell’intera narrazione.

La città. E’ Torino. O meglio “forse” è Torino. Nel senso che la descrizione non è  oleografica, nè smaccatamente laccata. Torino non è mai troppo riconoscibile. Nessi non si sofferma sul locale alla moda oppure sul luogo trendy. Questo, a mio parere, è un pregio grandissimo, sintomo di una capacità descrittiva che non ha bisogno di Porta Palazzo o di piazza San Carlo per illustrare i luoghi di una o più vicende.

In definitiva credo si possa parlare di un libro validamente esteso. Gonfio di contenuti mai maltrattati o affrontati con superficialità. Un romanzo capace di prendere l’anima e di strizzarla un poco. E dopo averla strizzata di sistemarla nuovamente con una carezza.

Mi sento particolarmente vicina al personaggio di Bruno Ferretti che ho avuto la fortuna di veder nascere , crescere ,  modificarsi.
Lo conosco e lo riconosco e a volte mi rivolgo a lui come a un caro amico .
Ho visto  i pensieri e poi  le parole e  i fatti di Ferretti intrecciarsi e diventare narrazione .
Ho visto  i suoi racconti  che  si univano ai  suoi sentimenti per diventare un libro.
Ho visto la fatica di chi scrive e il rispetto autentico e assoluto per i lettori a cui l’autore avrebbe in seguito affidato la sua storia .
Una storia come tante ma proprio per questo unica .