Così giocano le bestie giovani

Nelle campagne intorno a Torino, gli operai di un cantiere ferroviario rinvengono le ossa di uomini e donne uccisi con un colpo alla nuca: una fossa comune.
Il caso viene affidato al commissario torinese Arcadipane ma rimane nelle sue mani una notte soltanto.
Il mattino dopo una task force specializzata in analisi di siti storici è già sul posto a requisire i reperti che risalirebbero alla seconda guerra mondiale.
Arcadipane accetterà gli ordini e si farà da parte concentrandosi sulla crisi di mezza età che lo tormenta?

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Dettagli del libro

Titolo

Così giocano le bestie giovani

Autore

Davide Longo

Editore

Feltrinelli

Pagine

336

Autore

Davide Longo

Davide Longo vive a Torino dove si occupa di scrittura e lettura. Insegna presso la scuola Holden, è editor, il suo primo libro, Irgalem, è pubblicato nel 2001 da Marcos Y Marcos. Organizza work shop residenziali di lettura, scrittura, editing e non solo.

Non avere più tempo di diventare bravo a fare niente
Un intrigante mix letterario che fa di questo libro un pregevole noir civile, laddove il mondo, la vita della gente, la storia, non sono semplicemente un fondale sul quale descrivere storie tanto perfette quanto asettiche ma viceversa diventano parte integrante, motore del narrato stesso.
Il commissario in un noir non poteva mancare e infatti c’è.
Arcadipane non è però un personaggio ben costruito è una persona: umana, straordinaria, tenera, insopportabile.
Un poliziotto che è preda di crisi di pianto (e per questo frequenta una bizzarra psicologa), che mangia sucai (non credevo esistessero ancora!), che porta a casa un cane a cui manca una zampa e che il machismo non sa nemmeno dove abiti.
Un uomo che vede tempo, famiglia e voglia di vivere scivolargli tra le dita.
E in questo romanzo si ride anche.
Arcadipane con le sue goffaggini e le sue incertezze grammaticali ci fa tenerezza, ci fa sorridere e tifiamo per lui.
Adoriamo il suo imbarazzo davanti a quella strana psicologa e il suo perpetuo trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Con la moglie, sul lavoro, con i figli, con sé stesso.
L’effetto finale è un romanzo avvincente e complesso, dove riflessioni sulla nostra italica storia post bellica e i mali del nostro Paese si alternano a pagine più intimistiche senza mai esserlo esplicitamente, regalando al lettore una rinnovata capacità di commuoversi, sorridere, indignarsi, impaurirsi nel timore che invecchiare altro non sia se non “non avere più tempo di diventare bravo a fare niente”.
Gabriella Bardaro
Una che legge