Coordinate d’oriente

Pietro Fogliatto scompare in Cina senza lasciare traccia di se’. L’io narrante viene casualmente a conoscenza di parte della sua storia e, complici impegni professionali in Cina, comincia a cercarlo.
Qui inizia un viaggio per certi aspetti surreale. Che da Shangai torna a Torino e si sposta nella Cina piu’ profonda e meno luccicante e poi ancora torna in Italia.
Svelando progressivamente l’avventura di Pietro Fogliatto …

Dettagli del libro

Titolo

Coordinate d'oriente

Autore

Alessandro Perissinotto

Editore

Piemme Editore

Pagine

301

Autore

Alessandro Perissinotto

Alessandro Perissinotto, torinese, scrittore, docente universitario.
E' del 1977 il suo primo romanzo "L'anno che uccisero Rosetta". Premio Grinzane Cavour nel 2005 con "Al mio giudice".
Nel 2009 abbandona il poliziesco e cambia registro narrativo con il romanzo denuncia "Per vendetta " e poi con "Semina il vento".
Quest'ultimo e' selezione Premio Bancarella 2012.

Pietro Fogliatto scompare in Cina senza lasciare traccia di se’. L’io narrante viene casualmente a conoscenza di parte della sua storia e, complici impegni professionali in Cina, comincia a cercarlo.
Qui inizia un viaggio per certi aspetti surreale. Che da Shangai torna a Torino e si sposta nella Cina piu’ profonda e meno luccicante e poi ancora torna in Italia.
Svelando progressivamente l’avventura di Pietro Fogliatto, la sua utopia di costruire un modo diverso di produrre proprio in Cina, i suoi dolori anzi il suo dolore cosi’ assoluto da diventare la base di tutto.
L’amore per Jin,un amore strano e crudele partorito dall’odio.
E poi la Cina con le sue atroci e perverse modernita’.
All’inseguimento di un finale che verra’.
Perissinotto non delude mai.
Un libro che e’ un racconto meraviglioso, senza sbavatura alcuna. Splendido dall’inizio alla fine, scritto da chi sa raccontare.
Inventare una storia, costruire personaggi, riempirli di vita.
Operazione che l’autore compie in maniera perfetta, con una delicatezza ed una leggerezza ed una passione che risultano persino commoventi.
La descrizione dell’amore tra Pietro Fogliatto e Jin (e aggiungerei il modo di tratteggiare la personalit� di Jin stessa) prende il cuore e l’anima e lo stomaco.
C’e’ tutto nel libro di Perissinotto.
I sentimenti e la sociologia. La geografia ed il dolore. L’economia e gli affetti.
“Ognuno di noi ha bisogno di raccontare e di essere raccontato”.
E la frase ricorrente nel libro. Quasi un tormentone.
E’ meraviglioso il modo con il quale Perissinotto, nascosto dietro il personaggio dell’io narrante del libro, spiega a studenti scettici e perplessi la “necessita’” del raccontare.
L’esempio del treno super-veloce. A oltre 400 chilometri all’ora.
Dal finestrino di tale treno il presente (lo sguardo perpendicolare al finestrino) non e’ distinguibile. Il racconto serve a “fissare” il presente. Consentendo a chi legge di analizzarlo e metabolizzarlo.
Questa spiegazione dell’utilita’ del racconto e’ di una superiorita’ assoluta.
Cosi’ come godibilissimi sono tutti i passaggi della scrittura di Perissinotto.
Con quei camei delle strofe “rubate” ai cantautori.
O quelle intrusioni dello scrittore nelle sue stesse pagine, con immensa ironia.
Quando con una simpatia straordinaria prende in giro la sua e l’altrui incapacita’ di costruire i finali delle storie in maniera accettabile, non smettendo mai di essere viceversa “serio” e di saper trattare con classe e profondita’ e semplicita’ temi sociali e politici.
La Cina, il lavoro minorile, la nostra illusione di Mao e delle guardie rosse, la corruzione, le ingiustizie sociali, il gigantismo, la solitudine del futuro, la modernita’ fatta di gioie e dolori, la poverta’ estrema.
C’e’ tutto nel libro di Perissinotto.
C’e’ poca Torino (per fortuna, aggiungo io).
Perissinotto sceglie un pensiero ed una dimensione piu’ ampia.
Su tutte le meraviglie e le capacita’ di questo scrittore sceglierei un aspetto.
La descrizione del dolore.
Il dolore che fa incontrare e simpatizzare e innamorare Pietro e Jin.
Dolore assoluto. Che non puo’ che esistere pena il vuoto assoluto.
Un dolore che, addirittura, aiuta perche’ “nutre” l’esistenza quotidiana.
Dolore ineliminabile, Insopprimibile, Ineludibile.
Sopportabile perche’ sopportato.
Dolore come “modus vivendi”.
Perissinotto descrive tutto questo con leggerezza.
Grande capacita’ descrittiva e narrativa.
Il dolore come sale della vita.
Cemento dell’esistenza.