Abbecedario

Nella nona decade della sua vita, alle soglie del nuovo millennio, Czeslaw Milosz decide di raccontare il suo Novecento. Comincia allora a rovistare nei cassetti della memoria e ne trae figure, luoghi, fenomeni: un fulgido mosaico di vicende proprie e altrui che spaziano da un continente all’altro, da un’epoca all’altra, delineando una personalissima enciclopedia del secolo appena trascorso, un alfabeto di ricordi e riflessioni sulla civiltà occidentale. Ma, come sempre, la memorialistica di Milosz scaturisce non già dall’impulso a eternare sé e il proprio vissuto, bensì dall’esigenza di testimoniare, anzi di perpetuare il mondo, meraviglioso e terribile. Milosz rinuncia così al ruolo di protagonista per assumere quello di regista, chiamando in scena grandi attori e piccole comparse, mosso dal duplice intento di ” salvare ” tutto ciò che in un modo o nell’altro ha avuto un ruolo nella sua vita, e di riflettere sul proprio tempo. Non stupisce quindi che accanto a medaglioni imprescindibili per un grande intellettuale – come quelli su Rimbaud, Schopenhauer, Whitman, Dostoevskij o Baudelaire – compaiano riflessioni sulla pittura di Edward Hopper, sull’alchimia o sul buddhismo; che “la fine del capitalismo” o “la stupidità dell’Occidente ” si specchino nei lemmi dedicati al mondo russo-sovietico; che i commenti sulla ” spietatezza ” o sulla ” blasfemia “, sul ” pregiudizio ” o sulle ” lettere anonime ” stemperino le loro note amare nel fascino di paesaggi nordici o mediterranei.

Categoria:

Dettagli del libro

Titolo

Abbecedario

Autore

Czeslaw Milosz

Editore

Gli Adelphi

Pagine

326

Autore

Czeslav Milosz

Czesław Miłosz è stato un poeta e saggista polacco.
Nel 1980 gli è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura.

I morti ci guardano: il 900 raccontato da Milosz.

Centosessanta gruppi di righe ognuno dei quali e’ riferito ad un tema ed i temi sono di svariata natura: personaggi ( famosi o “privati” dell’autore), luoghi visitati , definizioni , sentimenti , oggetti , pensieri .
Una sola regola : tutte le persone citate sono defunte.

Una rappresentazione del 900 filtrata attraverso le personali esperienze , grandi o piccole , dell’autore .
Pagine in cui si confrontano e si scontrano l’intero 900 ( terribile o progressivo a seconda dei punti di vista ) e la vita di Milosz medesimo .
Una specie di raccolta , spettacolarmente disorganica e disorganizzata, di racconti del nonno davanti al famoso ed immancabile caminetto , una specie di passaggio di consegne a generazioni successive , una testimonianza leggera ed abbordabile di quello che e’ il passato .
La scelta dei temi e dei protagonisti appare così varia , variegata e variopinta da sembrare quasi bizzarra .
Si va da personaggi di primo livello ( Baudelaire Camus, Rimbaud,) a donne e uomini della propria vita personale , da luoghi universalmente conosciuti ( Barkeley, America , Martinica , Francia ) a luoghi che appare strano vedere citati in un libro di un poeta polacco ( Bocca di Magra, Aosta, Bend) , passando attraverso l’odio , la paura , i doveri , l’economia , la biologia , la natura .
Un episodio fra tutti .
Straordinaria la lapidaria cattiveria con cui viene liquidata Simone de Beauvoir, accusata di aver partecipato all’attività denigratoria nei confronti di Camus.
Milosz conclude senza mezzi termini la sua dissertazione sull’intellettuale francese definendola una cretina.